TEATRO

Letture sceniche, teatro musicale, drammaturgia sociale. Questi i miei interessi degli ultimi anni legati alla scrittura scenica. 

 

IL SENTIMENTO
DELLA FINZIONE

La morte di Ivan Il'ič 

di Lev Tolstoj

Un breve straordinario racconto capace di affrontare tutti i grandi temi dell’universo narrativo di Lev Tolstoj: le relazioni famigliari, l’affermazione sociale, la morte. Una riduzione teatrale scarna, essenziale, per restituire tutta la profondità del testo.

L’INCOMPLETA TRASFORMAZIONE

La metamorfosi

di Franz Kafka

Uno dei capolavori del Novecento messo in scena con l’intenzione di percorrere due strade: da una parte il racconto di Gregor, dall’altra quello dell’esistenza di Franz. Due vite, due drammi esistenziali che a un certo punto si incontrano per diventare una sola storia.

PINOCCHIO LIBRO PER ADULTI

Le avventure di Pinocchio

di Carlo Collodi

Il vero volto del capolavoro di Collodi, quello di un libro tutt’altro che rivolto solo ai più piccoli. Le avventure di Pinocchio, infatti, disegnano un quadro straordinariamente vivo e reale dell’Italia post-risorgimentale.

Il BAULE SMARRITO

Memorie di Adriano

di Margueritre Yourcenar

Il racconto di un capolavoro della letteratura novecentesca narrato in scena parallelamente a quello della vita di una scrittrice di straordinario talento. Così l’esistenza dell’imperatore Adriano e quella della Yourcenar si intrecciano, diventano indissolubili, come fu nella realtà.

IL TORMENTO DELLA POESIA

Canti orfici

di Dino Campana

Il poeta più tormentato della letteratura italiana contemporanea messo in scena attraverso il racconto del suo capolavoro. Uno spettacolo sulla passione per la vita e per la poesia.

IL VIZIO DELLA LETTERATURA

La coscienza di Zeno 

di Italo Svevo

Uno scrittore per hobby, un dirigente d’azienda con il vizio della letteratura che, tuttavia, riesce ad andare oltre lo sguardo provinciale della letteratura italiana del suo tempo. Uno spettacolo che racconta sia Italo Svevo sia Zeno Cosini che si muovono in una Trieste a cavallo tra l’Impero austroungarico e l’Italia nata dalla Grande Guerra.

SIMEON E IL SUO DOPPIO
Le memorie di Maigret

di George Simenon

Il più prolifico e letto autore di tutti i tempi e il suo personaggio più famoso si incontrano in una Parigi straordinariamente affascinante. Superata la diffidenza iniziale Maigret è pronto, davanti a un buon Calvadòs, a confessare a Simenon i segreti del mestiere. 

LA CONDANNA
Lo straniero

di Albert Camus

Il più prolifico e letto autore di tutti i tempi e il suo personaggio più famoso si incontrano in una Parigi straordinariamente affascinante. Superata la diffidenza iniziale Maigret è pronto, davanti a un buon Calvadòs, a confessare a Simenon i segreti del mestiere. 

La condanna, così si intitola il testo di Roberto Melchiorre, restando fedele allo spirito di questa rassegna, intreccia la biografia dell’autore con le pagine del romanzo. A raccontarci alcuni degli episodi della vita dello scrittore, ma soprattutto a penetrarne il carattere, è la stessa madre di Camus, interpretata da Valeria Ferri. «Una straordinaria figura di donna, prima che di madre – afferma Melchiorre – la quale, con la sua dignitosa e silenziosa povertà, ha insegnato al figlio un amore radicato nella tragedia della vita». Altra protagonista della rappresentazione sarà la città di Algeri. «Nulla si può capire di Camus – sostiene lo scrittore pescarese – se non lo si immagina tra i suoni e gli odori del porto di Algeri, la puzza di benzina che a sera si mischia con quello del pesce, le cantilene degli arabi che sfidano le canzoni di Brel, il traffico delle strade principali che soffoca la voce del muezzin, le calde serate dorate simili alla pelle degli abitanti di questa città, aperta, come ha affermato lo stesso Camus, al cielo come una bocca o una ferita». Tuttavia, al centro dello spettacolo, c’è Meursault – interpretato da Edoardo Oliva – il protagonista de Lo straniero, un uomo che vive con la passiva indifferenza di chi è cosciente di come sia l’insensatezza a dominare ogni cosa. (Teatri Online – Roma)

ROSAMARA

Storie di donne migranti

con l’Orchestra femminile del Mediterraneo

Il testo continua il filone di teatro civile che Melchiorre percorre ormai da anni. Rosamara è un nome che ne contiene due: quello di una donna siciliana, Rosa, e quello di una ragazza eritrea, Amara. Due storie, un solo nome. È da questa sintesi, che racchiude in nuce la geometria della struttura narrativa dell’opera, nasce e si dipana una storia costruita su un intreccio di vicende separate da un secolo, ma che sembrano contemporanee. Viaggi della speranza, viaggi dell’amore, viaggi della disperazione e spesso della tragedia. Al centro di tutto il tema della migrazione, dei mari che sempre più spesso si tramutano in cimiteri d’acqua, ma anche quello della violenza sulle donne, principali vittime, insieme ai bambini, delle fughe e degli addii. Un’opera che vuole essere “la testimonianza – afferma l’autore – di una passione civile alle quale nessuno scrittore dovrebbe più sottrarsi”.
(Teatri online – Roma)

 

Rosamara è una storia suggestiva e incalzante di due donne vissute in epoche differenti, che affrontano il viaggio in cerca di una vita migliore. La prima è siciliana, Rosa, partita per l’America i primi del Novecento durante il primo grande fenomeno dell’emigrazione, l’altra è Amara, una giovane eritrea di oggi costretta a lasciare il proprio Paese in cerca del suo amore. Un dialogo speculare al femminile in cui le attrici si incontrano solo alla fine in uno spazio onirico e senza tempo. La salvezza di Amara è il suo strabismo, la forza e la condanna di Rosa il pensiero fisso per suo amato figlio. Due storie di donne che a distanza di un secolo vivono lo stesso fenomeno dell’emigrazione e che alla fine dovranno fare i conti anche con la diseguaglianza che colpisce spesso l’universo femminile. Il testo è dello scrittore e drammaturgo Roberto Melchiorre ed è interpretato da due bravissime attrici che hanno saputo cogliere gli aspetti salienti di Rosa e Amara, dopo aver letto, incontrato e ascoltato le vicende di tante donne di ieri e oggi.
(Da “Il Centro”)

IL MELO SELVATICO 
regia di Giancarlo Gentilucci

La tragedia aquilana è solo lo spunto iniziale di un testo che, alternando poesia e prosa, prendendo a modello la grande tradizione teatrale da Eschilo a Shakespeare, si allontana dalla contingenza storica per affrontare temi universali e di grande attualità. “Il melo selvatico – afferma lo scrittore pescarese – narra la storia di un viaggio alla ricerca del senso di una fine che sembra aver cancellato ogni speranza. In soccorso di due smarriti viaggiatori, impegnati nell’attraversamento di un mondo in decomposizione, arrivano la poesia, il mito, la filosofia. I coreuti, narrando storie di antiche città scomparse (Ys, Tikal, Angkor), ricordano, ai protagonisti del dramma, una verità dimenticata: un nuovo inizio è forse ancora immaginabile, ma solo dopo aver preso coscienza che nulla potrà più essere come prima e soprattutto che è impossibile ricostruire senza utopia, cultura e impegno civile. Un testo a tratti spietato, duro, che, utilizzando un registro lirico, metafisico, visionario, affronta a viso aperto il tema della distruzione/ricostruzione di una città e della sua comunità”. Lo spettacolo, patrocinato dal Comune di Città Sant’Angelo, si avvale delle musiche originali di Sandro Paciocco e delle coreografie di Romina Masi. In scena Giacomo Vallozza, Giulio Votta, Tiziana Irti, Gilda Bernabei, Luisa Chelli, Marzia Ippoliti, Wilma Moscardi. Luci e video sono di Daniela Vespa, le foto di scena di Paolo Porto. 

(Teatri online - Roma)

Solo sguardi diversi e nuove idee potranno sanare le ferite, prospettando un nuovo inizio. Perché non si può ricostruire senza utopia, cultura e impegno civile.

La distruzione e il tentativo di rinascita di una città, L'Aquila, si fanno paradigma di vita nel testo teatrale Il melo selvatico di Roberto Melchiorre, a cura dell’aquilana Arti e Spettacolo che, con perfetta sincronia con le pa- gine più nere del dopo terremoto, andrà in scena domenica alle 17,30, al teatro Comunale di Città Sant'Angelo, nell’ambito della stagione del Teatro Immediato diretto da Edoardo Oliva.

Tra ricordi, visioni e ricerca di futuro, è la storia di un viaggio da e verso un luogo che non c’è più, il racconto di un cammino attraverso la perdita della propria identità e la ricerca della stessa sotto una nuova forma, quello suggerito dall’allestimento di Giancarlo Gentilucci, costumista, scenografo e regista di grande esperienza. Si parte dalla tragedia aquilana, poi alternando poesia e prosa e prendendo a modello la grande tradizione teatrale da Eschilo a Shakespeare, ci si allontana dalla contingenza storica per affrontare temi universali e di grande attualità.

 

«Il melo selvatico - afferma Gentilucci - narra la storia di un viag- gio alla ricerca del senso di una fine che sembra aver cancellato ogni speranza. In soccorso di due smarriti viaggiatori, impegnati nell’attraversamento di un mondo in decomposizione, arrivano la poesia, il mito, la filosofia. I coreuti, narrando storie di antiche città scomparse (Ys, Tikal, An- gkor), ricordano, ai protagonisti del dramma, una verità dimenti- cata: un nuovo inizio - sottolinea ancora Gentilucci - è forse ancora immaginabile, ma solo dopo aver preso coscienza che nulla potrà più essere come prima e so- prattutto che è impossibile ric struire senza utopia, cultura e impegno civile. Un testo a tratti spietato, duro, che, utilizzando un registro lirico, metafisico, visionario, affronta a viso aperto il tema della distruzione-ricostruzione di una città e della sua comunità».

Lo spettacolo, che ha debuttato aLL’Aquila nel luglio 2013 per I Cantieri dell’Immaginario 2013 con il titolo provvisorio Pensieri sommersi, rappresenta il quarto capitolo di un lavoro di ricerca che Arti e Spettacolo ha svolto sul territorio dopo il terremoto dell’Aquila del 2009. Segue infatti Dalla poesia di Fabrizio De An- dré al terremoto a cura di Gian- carlo Gentilucci (2009), Spaesa- menti nostalgici di Giancarlo Gentilucci (2011), Mille giorni - racconti dal disastro dell'Aquila di Tiziana Irti e Antonio Tucci (2012). Patrocinato dal Comune di Città Sant'Angelo, Il melo selvatico si avvale delle musiche originali di Sandro Paciocco e delle coreografie di Romina Masi.

In scena Giacomo Vallozza, Giu- lio Votta, Tiziana Irti, Gilda Ber- nabei, Luisa Chelli, Marzia Ippo- liti, Wilma Moscardi. Luci e vi- deo sono di Daniela Vespa, foto di scena di Paolo Porto.

(da Il Messaggero)

 
 
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