PUBBLICAZIONI

MANGA contro ERCOLE

Seguendo le rocambolesche e appassionanti avventure di

Manga, Alice e Nutella imparerete, divertendovi, a conoscere e ad amare i più importanti monumenti del nostro Paese. Questa volta si parte dal Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo!

 

MANGA E IL FANTASMA DELL'ABATE LEONATE

Seguendo le rocambolesche e appassionanti avventure di

Manga, Alice e nutella imparerete, divertendovi, a conoscere e ad amare i più importanti monumenti del nostro Paese. In questo libro scoprirete la storia di uno dei monasteri benedettini più importanti d’Italia: San Clemente a Casauria!

IL RE DELLA SAVANA

Le favole ecologiche di Roberto Melchiorre operano nel senso di un bel po’ di igiene mentale, spazzando via tutte quelle idee che criminalizzano gli animali, esponendoli al dileggio e al maltrattamento. Ma è nel racconto che dà il titolo alla raccolta “Il Re della savana” che il nostro favolista ci fa toccare con mano di aver compreso uno dei pilastri scientifici del pensiero ecologico, che suona più o meno così: ogni essere vivente è il tassello di un mosaico di cui contribuisce a conservarne la stabilità. L’estinzione di un animale, e di una pianta, non solo impoverisce il mondo, ma lo rende più instabile e precario. Una lezione di ecologia davvero memorabile! Questi racconti di Roberto Melchiorre mi ricordano, per la loro leggerezza, le Storie proprio così di Rudjard Kipling e costituiscono un esempio di pedagogia sorridente.


(dalla prefazione di Giorgio Celli)

 

LA SCOPERTA DELLE STELLE

Il sapore dei lamponi selvatici”, “La scoperta delle stelle”, “Fiocco di neve”, “La musica del silenzio”, “La guerra dell’acqua”: storie che affrontano, con il linguaggio della fantasia e della poesia, cinque grandi temi ecologici per imparare ad amare la natura e noi stessi.

RACCONTAMI UNA STORIA

Cenerella, Giovanni senza paura, il re serpentello, l’orco e la fanciulla, Caterina senz’occhi, la serva saracena: i personaggi di alcune tra le fiabe più belle della tradizione popolare abruzzese rivivono in una scrittura moderna e avvincente; un viaggio tra le pieghe della fantasia alla scoperta di quel mondo immaginario all’origine della nostra identità culturale. Un invito alla lettura e alla scrittura.

C'ERA UNA VOLTA UN RE

Melchiorre racconta la straordinaria storia della regione Abruzzo rivolgendosi ai piccini. Ma i grandi, ne sono certa, leggeranno sopra le spalle dei loro figli, perché le cose che si trovano in questo libro ci riguardano tutti e sono descritte con una tale semplice precisione – da ricordare: la semplicità è la cosa più difficile delle conquiste – che non potranno non esserne affascinati.

(dalla prefazione di Dacia Maraini)

ABRUZZO, UNA STORIA DA RACCONTARE

Una storia completa della regione narrata come un romanzo, ma rigorosa come un saggio storico.

MARCINELLE

È lecito chiedersi a cinquanta anni esatti se possa esserci già posto nei libri di storia per una tragedia avvenuta in una lontana miniera di carbone in Belgio, a Marcinelle. È lecito chiederselo su queste pagine che non hanno mancato di ricordare quella tragedia, e di farlo ancora con un libro (Marcinelle, Textus, pp. 104, euro 9,50) di uno studioso di storia contemporanea e di didattica della storia, Roberto Melchiorre.  L'autore disegna la vicenda di quell'agosto 1956 con gli occhi di chi vive in Abruzzo e soprattutto lì insegna. In ogni pagina del libro, infatti, emerge un duplice problema: da un lato, il farsi e il fare storia di un luogo senza che questo risulti infine un precipitato di cronaca locale, dall'altro la necessità di utilizzare una metodologia di tipo storiografico in grado di portare i lettori più giovani, gli adolescenti, a misurarsi con la piena conoscenza di fatti che sono già storia e che al tempo stesso sono a loro prossimi.  Partendo dal dato che dei centotrentasei italiani che persero la vita nel pozzo del Bois du Cazier, quasi la metà - ben sessanta - erano abruzzesi, Melchiorre conduce il lettore attraverso un pezzo d'Italia e dentro la vita di un gruppo di italiani che, in quegli anni di apparentemente lieta ripresa degasperiana, venivano considerati come un bacino di manodopera da poter proporre alle compagnie minerarie belghe quale conveniente merce di scambio. Già dal 1926, infatti, le risorse minerarie d'Abruzzo erano sfruttate da una società locale e molti erano gli abruzzesi che sapevano cosa fosse il lavoro in miniera, senza contare che l'Abruzzo rimaneva una delle terre più povere d'Italia. Andarsene poteva dunque rappresentare la speranza di una vita, o meglio di un ritorno, meno aspri. Ma la storia degli abruzzesi di Marcinelle acquista da subito nel libro uno spessore, una esemplarità che supera ogni dimensione regionalista e diventa da racconto di pochi - davvero incancellabile il ricordo che apre il libro di una ragazza allora diciottenne che quell'inferno lasciò vedova - storia di tutti. Il tempo che conduce alla tragedia e lo spazio entro cui si muovono racconti e ricordi di superstiti e testimoni vengono scanditi con squarci di politica, economia, cultura e costume, che segmentano il terribile fatto principale, ma al tempo stesso costruiscono un tessuto storiografico entro cui proprio quel fatto non può più apparire come un tragico destino, ma la netta risultante di scelte e decisioni certamente sfortunate, ma facilmente identificabili come gravi e irresponsabili.  Porre chi si misura forse per la prima volta con il concetto di storia contemporanea (spesso inteso e colto quasi come un ossimoro) di fronte all'organizzazione rigorosa indispensabile in uno scrivere di storia che decida di non partire da macroeventi è l'obiettivo centrato di Marcinelle. La lievità della narrazione, lo srotolarsi piano delle immagini della storia, il conferire alla vicenda stessa e al coro dei suoi interpreti un luogo, tanto l'Abruzzo, quanto l'ambiente straniante del Belgio, ricompone con nitore realtà e concetti interpretativi affinché i morti del Bois de Cazier non possano correre il rischio di trasformarsi in null'altro che poveri spettri.

Michela Becchis, Il Manifesto, 10 ottobre 2006.

UNA STORIA ITALIANA

GLI AMANTI DEL POMERIGGIO

Cosa c’è in comune fra una storia di sesso con la figlia di un senatore e il ricevere una tangente per il partito? La stessa emozione. La stessa sensazione di disagio e inopportunità. Quella di non stare facendo la cosa giusta. La prima volta la provai nella hall di un albergo alle tre del pomeriggio ritirando una mazzetta di cinquecento milioni di lire, per finanziare la campagna elettorale. Ero cosciente di commettere un reato? Come si fa a rispondere, tutti incassavano denaro per finanziare la politica, ciò che veniva fatto in nome e per conto del partito non poteva e non doveva essere visto come disdicevole. Ma in quel momento qualche certezza era venuta meno. Proprio come adesso, che vado a letto con la figlia del senatore, una che è poco più di una ragazzina, che fino a ieri gironzolava nella vecchia sede del partito e che aiutavo a fare i compiti per la scuola. Insomma, lo so che non sto facendo la cosa giusta. Ma proprio io, condannato in nome del popolo italiano per essere stato un corrotto e un corruttore, ora mi faccio vincere dal moralismo? Pubblicato la prima volta nel 2010 con il titolo Gli amanti del pomeriggio, esce in una nuova edizione il romanzo d’esordio di Roberto Melchiorre. Al titolo viene aggiunta la nota Una storia italiana, forse per sottolineare che la storia non parla solo di due amanti, ma di due amanti che si ritrovano a vivere un pezzo di Storia italiana all’epoca di Tangentopoli. E a dire il vero la vicenda amorosa resta sullo sfondo ed è solo il pretesto per raccontare in prima persona le avventure e disavventure di un portaborse di partito. Ironico, cinico, inesorabile nel dare giudizi e nell’esporre i fatti così come sono andati, il protagonista ammette i propri peccati senza assolvere né condannare: l’ascesa politica, le mazzette, il malaffare, il sesso, la deriva, il carcere. Guarda la sua vita con distacco, con narcisismo quasi anaffettivo, perché è l’unico modo per non impazzire dopo tutto quello che è accaduto. E per riabituarsi ad esistere ci vuole tempo. La scrittura elegante e lo stile maturo stimolano la narrazione, consegnando al lettore una piacevole sorpresa.

http://www.mangialibri.com

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